Un 17enne affetto dalla Sindrome di Brugada ha ottenuto il certificato per la pratica dello sci alpino agonistico, riconquistando il diritto di sognare il podio nonostante una diagnosi che avrebbe spento ogni ambizione. Tutto questo grazie al Direttore del reparto di Cardiologia Domenico Corrado e alla sua equipe.
La sindrome di Brugada e il defibrillatore
La patologia di cui soffre il giovane è una silenziosa alterazione elettrica delle cellule cardiache, una minaccia invisibile che predispone all’arresto cardiaco improvviso.

Per anni, lo stress meccanico della discesa e il sovraccarico emodinamico sono stati considerati confini invalicabili, barriere erette per proteggere l’atleta dal rischio fatale di aritmie ventricolari maligne.
Il ritorno in pista del giovane sciatore è stato reso possibile grazie a un defibrillatore sottocutaneo di ultima generazione, un vero e proprio scudo che non invade i vasi sanguigni né le camere cardiache, ma resta pronto a intervenire con uno shock vitale solo in caso di estrema necessità.
Per contrastare i pericoli legati alla velocità e alle porte da slalom, i medici hanno progettato una rigorosa protezione traumatica, per proteggere il dispositivo contro gli impatti violenti tipici della neve.
L’equipe medica
Dietro questo certificato di idoneità, che pesa come una medaglia d’oro, c’è il lavoro di una squadra di eccellenze multidisciplinari. Il minorenne è stato guidato nel suo percorso dal prof. Domenico Corrado (direttore UOC Cardiologia 1), dal prof. Federico Migliore (UOS Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione) e dalla prof.ssa Cristina Basso (direttore UOC Patologia Cardiovascolare).

L’atto formale che restituisce la competizione al giovane è stato siglato dal dott. Pierantonio Michieli, medico dello sport dell’Ulss 6 Euganea.
“Questo traguardo rappresenta una nuova era: il battito di un atleta non deve più fermarsi davanti a una diagnosi, se la tecnologia e la medicina sanno correre insieme a lui”.
Scrive su Facebook la pagina dell’Azienda Ospedale-Università Padova.