A una settimana dal Referendum sulla Giustizia, la tensione politica si infiamma. In tutti i sensi, perché, durante un corteo organizzato dal fronte del “no” a Roma domenica 15 marzo 2026, sono stati bruciati alcuni cartelloni con le immagini della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, principali artefici della riforma che si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.
Il corteo di protesta
Come raccontato dal nostra portale nazionale News Prima, la manifestazione è partita nel pomeriggio da piazza della Repubblica ed è arrivata fino a piazza San Giovanni. Il corteo era stato promosso da organizzazioni e movimenti tra cui Potere al Popolo, il sindacato di base USB – Unione Sindacale di Base e il Comitato per il No sociale.
Secondo gli organizzatori, alla protesta avrebbero partecipato circa 20mila persone. Tra le bandiere presenti si sono viste quelle della Palestina, dell’Iran, di Cuba e del Venezuela, oltre ai simboli di collettivi studenteschi e movimenti politici.
Gli slogan della manifestazione erano rivolti contro la riforma della giustizia, contro il governo e contro il riarmo europeo.
Bruciate le foto di Meloni e Nordio
Durante il corteo, in zona Esquilino, alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme due cartelloni simbolici.
Nel primo manifesto era raffigurata la presidente del Consiglio mentre teneva al guinzaglio il ministro della Giustizia, rappresentato con una museruola, accompagnato dalla scritta:
“No al vostro referendum”.
Ma durante la contestazione sono state bruciate anche immagini di una bandiera degli USA, di Donald Trump e di una stretta di mano tra Giorgia Meloni e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con la scritta:
“No al vostro genocidio”.
Individuati due padovani
La Digos di Roma, in collaborazione con quelle di altre città italiane, ha individuato i primi tre manifestanti, sospettati di aver dato alle fiamme le immagini della Premier e del Ministro della Giustizia.
Secondo quanto appreso, due di loro erano arrivati nella capitale da Padova, mentre la terza persona identificata è invece originaria di Milano.
Per i tre scatterà la denuncia all’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli approfondimenti investigativi per individuare eventuali altri responsabili del gesto.
Le reazioni
Il gesto ha provocato una dura reazione da parte della maggioranza. Sui social, Fratelli d’Italia ha parlato di “odio rosso” sceso in campo contro il governo.
Se provate a chiedere loro della riforma, a stento sapranno dirvi che riguarda la giustizia.
Ogni occasione è buona per la propaganda dell’estremismo rosso, che sfrutta il referendum solo per dare sfogo al proprio livore contro il Governo e contro l’intera Nazione. pic.twitter.com/zw3vRM1DCs— Fratelli d’Italia 🇮🇹 (@FratellidItalia) March 14, 2026
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito quanto accaduto “gesti incomprensibili e inaccettabili”, auspicando che negli ultimi giorni di campagna referendaria prevalga il confronto politico.
Anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso solidarietà alla premier e al ministro della Giustizia, invitando a evitare azioni che possano alimentare ulteriormente le tensioni.
Nordio: “Gli eccessi aggressivi non mi intimoriscono”
Dopo le attestazioni di solidarietà ricevute, Carlo Nordio ha commentato l’episodio ringraziando chi ha espresso vicinanza.
Il ministro della Giustizia ha auspicato che il confronto sul referendum resti nei toni indicati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, basato su pacatezza e lealtà nel dibattito sui contenuti.
Nordio ha inoltre sottolineato che questi episodi non lo intimidiscono ma, al contrario, rafforzano la sua determinazione nel portare avanti la riforma.
Condanna anche dalle opposizioni
La condanna per quanto accaduto è arrivata anche da parte dell’opposizione. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha preso le distanze dal gesto, ribadendo che il confronto politico deve avvenire esclusivamente attraverso il dibattito democratico.
Conte ha condannato qualsiasi forma di violenza e ha invitato a portare avanti la campagna referendaria “con la forza delle idee e della democrazia”.
Anche il presidente del Comitato per il No, Enrico Grosso, e l’Associazione nazionale magistrati hanno espresso solidarietà alla premier e al ministro, invitando ad abbassare i toni dello scontro.