Il presidente non ci sta

Salario minimo, Confartigianato Padova: "Macché, serve invece il taglio del cuneo fiscale"

Il Presidente Dall’Aglio: “La retribuzione non può essere imposta per legge ma deve rimanere frutto di negoziazione con le parti sindacali. Tagliamo il cuneo fiscale per avere salari più alti”.

Salario minimo, Confartigianato Padova: "Macché, serve invece il taglio del cuneo fiscale"
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Gianluca Dall’Aglio, Presidente di Confartigianato Imprese Padova non ci sta.

Salario minimo, Confartigianato Padova: "Macché, serve invece il taglio del cuneo fiscale"

“Salario minimo? Dovremmo pensare, invece, ad un salario che rispecchi l’investimento che gli imprenditori fanno per i propri collaboratori. C’è troppa differenza tra la cifra che le nostre imprese pagano e il netto in busta paga percepito da un dipendente. Per avere salari reali più alti si tagli il cuneo fiscale!”.

Gianluca Dall’Aglio, Presidente di Confartigianato Imprese Padova non ci sta: vuole che il dibattito sul salario minimo sia posto nel giusto modo, considerando tutti gli elementi della faccenda.

“L’accordo, raggiunto in sede europea, è importante, proprio perché mette al centro la contrattazione collettiva fra i criteri che è necessario applicare per individuare la giusta retribuzione. Un accordo che non riguarderà direttamente l’Italia proprio perché nel nostro Paese più dell’80% dei rapporti di lavoro è disciplinato dalla contrattazione collettiva, alla quale, secondo le stesse indicazioni europee, è necessario fare riferimento – spiega Dall’Aglio -. Ma quando parliamo di salario minimo ritengo che due siano le considerazioni fondamentali da tenere presente. La prima: quando i lavoratori, spesso giustamente, lamentano il basso livello delle retribuzioni, devono tenere presente quale sia la differenza fra il costo del lavoro a carico delle aziende e l’entità delle retribuzioni che gli stessi finiscono per percepire direttamente. È il problema del cosiddetto cuneo fiscale, di cui si parla da molto tempo senza trovare soluzioni che riescano effettivamente a ridurlo in modo significativo. E fino a quando tale riduzione non avverrà davvero, temo che di retribuzioni nette insufficienti continueremo a parlare”.

Il reale cuneo fiscale, in Italia, si attesta infatti al 60%, molto più alto dei dati OCSE (46,5%). La seconda questione riguarda la contrattazione collettiva:

“Le imprese artigiane, da sempre, applicano contratti collettivi negoziati nell’ambito di trattative, spesso davvero durissime, con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Una contrattazione collettiva che è stata poi integrata da accordi conclusi in sede locale che hanno dato vita a quella bilateralità attraverso la quale ai lavoratori sono state erogate importanti prestazioni di welfare – precisa Dall’Aglio”.

Da sempre, Confartigianato ritiene che la retribuzione, piuttosto che essere imposta dalla legge in modo astratto e senza poter tenere conto delle diverse realtà, debba essere individuata nell’ambito della negoziazione con le controparti sindacali, purché tali controparti siano effettivamente rappresentative dei lavoratori.

“Per questo, le nostre imprese hanno sempre applicato e continueranno ad applicare contratti collettivi sottoscritti in sede nazionale con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, integrati in senso migliorativo dalle pattuizioni locali – prosegue Dall’Aglio-. Ciò a cui bisogna porre fine sono le contrattazioni farlocche, le negoziazioni finte intervenute con sindacati che non rappresentano nessuno e che individuano, per tale ragione delle retribuzioni non dignitose. È interesse di tutti – lavoratori e imprese – che la contrattazione sia seria. Perché sono le imprese serie come le nostre imprese artigiane che subiscono la concorrenza sleale di chi ha negoziato un contratto di comodo attraverso il quale applica retribuzioni che non consentono di condurre un’esistenza libera e dignitosa.”

Il Presidente è critico su interventi pubblici vincolanti in materia salariale.

“L’introduzione di un salario minimo legale – sottolinea – è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi ne provocherebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, si creerebbe uno squilibrio nella rinegoziazione degli aumenti salariali con incrementi del costo del lavoro non giustificati dall’andamento dell’azienda o del settore”.

“Nell’artigianato e nelle piccole imprese – aggiunge Dall’Aglio – la contrattazione collettiva definita dalle Organizzazioni più rappresentative, come Confartigianato, oltre a determinare salari rispettosi dell’art. 36 della Costituzione, è anche lo strumento che ha consentito di individuare soluzioni su misura per le esigenze organizzative e di flessibilità di imprese appartenenti a settori e con mercati spesso estremamente diversi fra di loro , assicurando, nel contempo, importanti tutele collettive ai lavoratori, anche attraverso il proprio consolidato sistema di bilateralità”.

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