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Rapina in villa a Padova, arrestato il capo della banda: stava progettando un altro colpo

Stava progettando una rapina ai danni di un facoltoso professionista di Teolo e dei suoi famigliari.

Rapina in villa a Padova, arrestato il capo della banda: stava progettando un altro colpo
Cronaca Padova, 10 Ottobre 2022 ore 08:38

È stato tratto in arresto e condotto in carcere uno degli autori principali del grave episodio di rapina in villa consumata lo scorso 18 agosto ai danni di una coppia di anziani di Padova.

Rapina in villa a Padova, arrestato il capo della banda

Si tratta di un moldavo di 33 anni residente e dimorante nel capoluogo da diversi anni, individuato dai poliziotti della Squadra Mobile, ad esito di un’impegnativa attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, quale autore non soltanto della crudele rapina messa a segno ai danni della coppia di anziani (cui presero parte altri suoi complici e connazionali, uno dei quali pure individuato), ma anche di ulteriori gravi rapine in abitazione commesse sempre a Padova, nel 2020, e di una tentata rapina in villa – questa volta progettata ai danni di un facoltoso professionista di Teolo e dei suoi famigliari – che l’indagato aveva intenzione di compiere già nei prossimi giorni avvalendosi di un altro complice ancora (anche lui moldavo ed anche lui individuato nel corso dell’indagine).

L’arresto da parte dei poliziotti è stato eseguito su ordine della Procura della Repubblica, grazie ad un’ordinanza di applicazione di misura della custodia in carcere richiesta ed ottenuta dal Giudice per le Indagini Preliminari sulla base dei gravi indizi raccolti dagli inquirenti.

Anziana picchiata

Il 33enne, assieme ad altri quattro complici, fra cui un suo connazionale di 30 anni, anche lui residente nel padovano ma di fatto dimorante in provincia di Sondrio, è stato quasi subito individuato fra gli autori della rapina di Via Asiago.
In quell’occasione uno dei rapinatori (tutti incappucciati oltre che armati) aveva sorpreso l’83enne all'esterno dell'abitazione e lo aveva trascinato di peso dopo una colluttazione (procurandogli così lesioni per 20 giorni).

All'interno dell'immobile si erano nel frattempo introdotti gli altri suoi complici. Uno di questi immobilizzava a terra e imbavagliava anche la moglie della vittima, di 79 anni, ed alle urla della stessa le puntava una pistola contro, colpendola ripetutamente al volto con dei pugni, al punto da provocare anche a lei lesioni per 20 giorni. Alla vista delle condizioni della moglie l’83enne cercava di reagire, ma veniva minacciato con una pistola puntatagli alla gola; nel contempo gli venivano legate le mani e veniva pure imbavagliato con degli indumenti.
I rapinatori riuscivano ad impossessarsi della fede e dell'orologio indossati da ciascuna delle vittime, oltre che di ulteriori monili ed effetti personali per un valore complessivo pari a circa 19.000 euro.

Le indagini

La scrupolosa analisi delle immagini videoregistrate dalle telecamere cittadine e private, individuate ed analizzate una per una dai poliziotti nelle ore e nei giorni successivi, in tutta la zona interessata dal grave evento, ha consentito loro di individuare la presenza sospetta all’interno di una stazione di servizio di via Armistizio – distante circa un chilometro dal punto situato su Corso Boston da dove gli agenti avevano da subito intuito che i rapinatori si erano introdotti nell’area di pertinenza dell’abitazione delle vittime, raggiungendola poi a piedi –, per l’intero arco temporale in cui veniva commessa la rapina, di un’autovettura Chrysler Station Wagon. Analizzando l’intero materiale acquisito, ed individuata la targa dell’auto, gli investigatori della Squadra Mobile hanno ricostruito il percorso che la stessa aveva effettuato il giorno della rapina, fino a convincersi che la stessa era stata utilizzata per condurre sul posto e poi recuperare i rapinatori.

L’auto, intestata ad una 60enne di Vò Euganeo è risultata in uso al figlio 33enne moldavo (soggetto incensurato e disoccupato), da anni presente a Padova.
Il veicolo tuttavia non veniva più rintracciato a Padova, nonostante l'intensificazione dei servizi di controllo del territorio disposta in sede di Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica nei giorni successivi alla rapina.

Avevano lavorato per la coppia di anziani

Mediante l’analisi del traffico di un’utenza riconducibile al 33enne (individuato con certezza nel soggetto alla guida dell’autovettura utilizzata dai rapinatori), i poliziotti hanno verificato come costui si era effettivamente spostato, già all’indomani della rapina, in provincia di Sondrio, e precisamente in località Grosio, ove veniva finalmente rilevata qualche giorno dopo la presenza della sua autovettura, parcheggiata nei pressi di un’abitazione che riconduceva ad un uomo ed una donna di nazionalità moldava. Questi ultimi risultavano aver lavorato proprio alle dipendenze della coppia di anziani di Padova sino al 2017 (l’uno come giardiniere, l’altra come colf). Le ulteriori indagini hanno consentito quindi di individuare proprio nel figlio dell’uomo un altro dei complici della rapina, che aveva in effetti raggiunto Padova i primi giorni di agosto, rimanendo ospite del suo connazionale. Proprio da costui si è ragionevolmente ritenuto siano arrivate le informazioni sulla villa della coppia rapinata (come pure sull’esistenza di una cassaforte all’interno dell’abitazione, che i rapinatori hanno cercato spasmodicamente, ma senza riuscirci).

È su tali prime, chiare evidenze che si è sviluppata l’intera attività di indagine, che ha non solo portato ad accertare la responsabilità dei predetti due soggetti per la grave rapina dell’agosto, ma ad acquisire pure prove di altri gravissimi episodi, ovvero ad accertare la continua dedizione da parte dei soggetti a compiere sopralluoghi per l’individuazione e studio di altre potenziali vittime (di cui riuscivano ad ottenere informazioni da terzi soggetti); per lo più vittime inermi e indifese, presso le cui abitazioni commettere rapine con uso di pistole e coltelli.

Una rapina nel giugno 2020

Il 33enne arrestato a Padova è stato così individuato non solo quale capo-maglia (nel senso che era lui ad accogliere e coinvolgere nelle rapine suoi connazionali, fatti giungere a tale scopo in Italia per pochi giorni), ma anche quale autore di un altro gravissimo episodio di rapina e violenza sessuale commessi a Padova nel giugno 2020 ai danni di una 53enne. Introdottosi nel garage condominiale di costei, travisato con un passamontagna, sotto la minaccia di una pistola e di un coltello l’aveva costretta a consentirgli l’accesso nel suo appartamento, sottraendole una decina di borse griffate, posate d'argento, orologi preziosi, anelli e bracciali, e costringendola a subire atti sessuali.
Sempre lui è stato individuato dai poliziotti quale autore di altre due gravi rapine commesse a distanza di un solo giorno ai danni di una stessa vittima, un noto 75enne di Padova. Nel luglio 2020, infatti, si era introdotto per ben due volte all’interno dell’appartamento dell’uomo, impossessandosi, anche in questo caso sotto la minaccia di una pistola e di un coltello, sia di denaro contante che di un prezioso orologio.

Nelle ultime settimane poi, il 33enne aveva posto in essere unitamente ad altro suo connazionale (giunto appositamente in Italia dalla Moldavia) diversi sopralluoghi, sia a Padova che in provincia, in corrispondenza di alcune abitazioni lussuose, fra le quali una villa di Teolo, di proprietà di un noto professionista, il quale veniva da loro pedinato persino fino al luogo di lavoro, al fine di acquisirne le abitudini di vita e poter stabilire le modalità della rapina; ovvero su come introdursi con violenza nell'abitazione (studiando le vie di accesso, i possibili luoghi di appostamento, i sistemi di allarme e gli orari della vittima e dei suoi famigliari, come pure della vigilanza).
I due non hanno però messo in conto di essere a loro volta pedinati dai poliziotti della Squadra Mobile.

I servizi predisposti dalla Polizia ed in ultimo i provvedimenti disposti dal GIP e dalla Procura della Repubblica di Padova, di cattura e perquisizione, hanno per fortuna scongiurato quello che avrebbe potuto rivelarsi un ennesimo grave episodio di rapina.

Le perquisizioni

In sede di esecuzione della misura cautelare, la Procura ha demandato ai poliziotti della Squadra Mobile tre perquisizioni nei confronti sia del 33enne dimorante a Padova che del suo complice dimorante a Sondrio, in luoghi ed abitazioni loro riconducibili. All’esito delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati presso il solo appartamento in uso all’arrestato di Padova, sia cose pertinenti ai reati (strumenti e capi di abbigliamento utilizzati in fase di sopralluogo e di rapina: guanti, passamontagna, binocoli, oggetti atti ad offendere, fra cui un coltello di grosse dimensioni, persino un piano di azione con la mappa di una villa, ecc.), sia dell’ulteriore merce griffata, di probabile provenienza furtiva (occhiali, borse, orologi, ecc.), per un valore commerciale compreso tra i 20.000 ed i 25.000 euro, di cui si è ancora in attesa dei necessari riscontri.

All’interno della medesima abitazione è stato identificato un altro moldavo di 29anni, allo stato meramente sospettato di aver preso parte quanto meno ad alcuni sopralluoghi prodromici a futuri furti e rapine in abitazione, in ogni caso anche lui deferito per ricettazione in relazione alla merce rinvenuta in loro possesso (ennesima riprova del fatto che il 33enne era solito accogliere propri connazionali coi quali poi commettere le gravi azioni).

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