Finale amaro

“Pretty Woman” in salsa padovana, ma senza lieto fine: tutti in tribunale!

Lei ha trascinato a processo lui con l'accusa di averla costretta a prostituirsi anche dopo le nozze per incassarne i guadagni. Lui nega e controbatte.

“Pretty Woman” in salsa padovana, ma senza lieto fine: tutti in tribunale!
Padova, 02 Ottobre 2020 ore 12:06

Finita in tribunale la storia d’amore tra un imprenditore e una prostituta.

Come nel film…o quasi

L’amore “impossibile” tra un imprenditore padovano e una prostituta conosciuta per la prima volta in strada, a Villorba, che – come in un film – viene coronato dal matrimonio. Solo che, a differenza della famosa commedia con protagonisti Richard Gere e Julia Roberts, qui l’idillio finisce ben presto e la trama deraglia verso il “giallo” con accuse e invettive reciproche in tribunale.

I fatti

Tutto ha inizio nel 2013 quando una “lucciola” nigeriana incontra per la prima volta il suo cliente e futuro marito, un 50enne padovano. Non serve spiegare come: galeotta fu comunque la zona industriale di Villorba. I due iniziano un rapporto “economico” che ben presto si trasforma in altro: si piacciono, si innamorano. Scocca la classica scintilla. Iniziano a convivere e, alla fine, si sposano. “Pretty Woman”, appunto.

Le accuse reciproche

Poi però le cose iniziano a prendere una brutta piega: anziché vivere “felici e contenti”, i due finiscono in tribunale, dove nei giorni scorsi si è tenuta l’ultima udienza (il processo è ora aggiornato a febbraio prossimo). Perché? Semplice: lei sostiene che il suo “Richard” abbia continuato imperterrito, anche dopo le nozze, ad accompagnarla in strada. Insomma l’avrebbe fatta prostituire, incassandone i guadagni. E’ proprio la donna ad aver denunciato il consorte, trascinandolo con queste accuse in tribunale. Lui si difende e sostiene invece l’esatto contrario: sarebbe stata lei a “costringerlo” ad accompagnarla sulla strada (sempre a Villorba, peraltro), denunciando a sua volta presunte aggressioni e minacce da parte della moglie. “Ora vivo in garage”, ha infine confidato in udienza l’uomo. Insomma, tutt’altro che un lieto fine.

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