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Meriem reclutata dall’Isis, il papà: “Ora vuole ritornare a Padova”

Quando aveva solo 19 anni, partì per la Siria per unirsi allo Stato Islamico, ma, dopo 10 anni e due bambini, vorrebbe tornare in Italia

Meriem reclutata dall’Isis, il papà: “Ora vuole ritornare a Padova”

Sono passati più di dieci anni da quando Meriem Rehaily, 29enne di Arzergrande, è partita per la Siria per unirsi all’Isis, oggi conosciuto come Stato Islamico.

Meriem reclutata dall’Isis

Era il 14 luglio 2015 quando Meriem lasciò Arzegrande, Comune da 4mila abitanti, e l’Istituto tecnico De Nicola di Piove di Sacco per diventare una combattente. In particolare, aveva anche scritto ad alcune compagne che non vedeva l’ora di tagliare la testa a qualcuno.

Lei partì nel 2015 e giurò fedeltà ad Abu al-Baghdadi, all’età di 19 anni. Tuttavia, il suo sogno di diventare una soldata al servizio del Califfato non si sarebbe mai avverato poiché, una volta in Siria avrebbe conosciuto un palestinese con cui ha avuto due bambini, evitando così di entrare in azione.

Il marito è morto e il Califfato è caduto nel 2019, nonostante ci siano ancora delle cellule clandestine, mentre Meriem è stata condannata a 4 anni di reclusione dal tribunale di Venezia per arruolamento con finalità di terrorismo. Infatti, è anche questo uno dei motivi per cui la padovana non vuole rientrare in Italia, affermando che preferisce rimanere nel campo di Roj, una prigione che però assomiglia di più a una baraccopoli vicino al confine con la Turchia e l’Iraq, visto che vive con i figli di 5 e 6 anni.

Come riporta Il Mattino di Padova, il padre, Reudouane Rehaily, la famiglia è molto preoccupata, soprattutto per i bambini. Di fatto, le condizioni igieniche sono scarse, non c’è elettricità e non c’è una scuola. Perciò il padre vorrebbe che Meriem tornasse in Italia, anche per conoscere i propri nipotini che li ha potuti vedere solo in videochiamata. In particolare, i cellulari nel campo sarebbero vietati, ma qualcuno ce l’ha comunque e quindi la 29enne riesce a fare qualche chiamata a casa, ogni tanto anche videochiamata.

L’appello del padre

Il padre ha voluto lanciare un appello al governo per attivarsi per farla tornare in Italia. Nello specifico, ha spiegato che la situazione è delicata perché il Marocco dice che se ne deve occupare l’Italia poiché Meriem è cresciuta qui, ma il governo non sta facendo nulla.

Come ha voluto evidenziare Reudouane, la 29enne non ha mai potuto combattere, visto che è rimasta incinta subito, ed è stata condannata con un processo in cui non si è neanche potuta difendere. Infatti, mentre il tribunale di Venezia emetteva la sentenza, lei era già in Siria dopo essere stata plagiata dalla propaganda dello Stato Islamico.

Come sottolinea il padre, si è pentita della sua scelta e vorrebbe tornare in Italia, ma ha paura del carcere e di conseguenza di essere allontanata dai suoi bambini. Per questo ha voluto affermare che, avendo sempre collaborato con i Carabinieri del Ros, ha pensato più volte che il suo rientro fosse vicino.

Tuttavia, nonostante le sue affermazioni, meno di un anno fa Lidia Ginestra Giuffrida e Giammarco Sicuro erano riusciti a intervistarla. In particolare, ai due giornalisti di New Lines Magazine, Meriem ha raccontato che vorrebbe la libertà dei suoi bambini:

“Tutto quello che voglio è la libertà per me e i miei bambini, magari in un nuovo Stato Islamico. Quello era l’unico momento in cui sono stata veramente felice” [“All I want is freedom for myself and my children — maybe in a new Islamic State. That was the only time I was truly happy”].