Sono 76,9 i milioni di euro che la Guardia di Finanza di Venezia ha sequestrato tra crediti e immobili relativi a maxi frode legata al Bonus Facciate appartenente al Decreto Rilancio del 2021 (destinato a sostenere l’economia nazionale dopo il Covid). Uno stratagemma che sarebbe stato architettato da un ragioniere padovano, con studio a Ponte di Piave (Treviso) e che ha coinvolto 19 imprenditori tra le province di Treviso, Rovigo e Venezia e la Lombardia, più 23 società sparse su tutta la Penisola.
Come ricostruito dall’indagine delle Fiamme Gialle, la mente dietro al sistema sarebbe stata quella dell’84enne Giorgio Scarso, da tre anni ai domiciliari perché è stato arrestato nell’ambito di una truffa ai danni dello Stato per decine di milioni di euro, sempre legati a bonus edilizi.
Secondo l’ipotesi accusatoria, attraverso l’accesso abusivo ai cassetti fiscali di soggetti ignari e tramite società costituite ad hoc e intestate a prestanome, sarebbero stati creati artificiosamente i presupposti per l’emissione di crediti fiscali connessi a interventi edilizi mai realizzati, poi ceduti più volte.
L’origine dell’indagine e i 19 indagati
A far scattare le verifiche del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Laguna è stata una giovane società veneziana, la quale non aveva ancora emesso alcuna fattura per aver eseguito prestazioni, eppure nel cassetto fiscale aveva già ricevuto crediti d’imposta.
Dal 2021 in poi, le Fiamme Gialle sono riusciti a fare chiarezza sulla posizione di 19 persone, che sono state indagate a vario titolo per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ricettazione e riciclaggio. Il provvedimento ha inoltre interessato 23 società distribuite su tutto il territorio nazionale e 33 persone fisiche, che avrebbero beneficiato del meccanismo, in alcuni casi anche inconsapevolmente.

Le perquisizioni e i sequestri hanno riguardato abitazioni e sedi legali e operative nelle province di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza, Rovigo, Udine, Milano, Pavia, Mantova, Roma, Napoli, Caserta e Catania.
Finora sono stati sequestrati 24 immobili, disponibilità liquide per circa 3,6 milioni di euro e crediti d’imposta non ancora utilizzati per 34,5 milioni di euro. A questi si aggiungono ulteriori sequestri eseguiti nel corso dell’indagine per 5,8 milioni di euro.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti e la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo con sentenza definitiva, nel rispetto della presunzione di innocenza.