Cronaca
Tutto è iniziato da un matrimonio...

Gli fanno sposare una cinese con l'inganno ma poi gli impediscono di "consumare" il matrimonio: e lui denuncia tutto alla Polizia

Quello che è emerso dalle indagini è decisamente incredibile...

Gli fanno sposare una cinese con l'inganno ma poi gli impediscono di "consumare" il matrimonio: e lui denuncia tutto alla Polizia
Cronaca Padova, 07 Giugno 2022 ore 14:14

Al termine dell'attività di indagine delegata ai poliziotti della Squadra Mobile, la Procura della Repubblica di Padova ha emesso l’avviso conclusione indagini e informazione di garanzia nei confronti di sette soggetti1, italiani (fra i quali due avvocati) e cinesi, nei cui confronti vengono ipotizzati allo stato il reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e numerosissime ipotesi di falso. Tutto, però, è partito da un matrimonio molto particolare...

Immigrazione clandestina, vasta operazione in Veneto

Ad essere individuate e scoperte, all’esito di un’attività che ha richiesto pure il ricorso alle intercettazioni telefoniche, sono ben due associazioni criminali, al centro delle quali operavano due avvocati e tre titolari di diverse ditte ed aziende, tutte fittizie ed aventi sedi a Padova, Limena, Monselice, Maserà (PD), Villorba (TV), Pettorazza Grimani e Lendinara (RO).

Costoro, affiancati da due cittadine cinesi (una delle quali a capo di alcuni centri massaggi), “referenti” delle comunità cinesi di Padova e Treviso, e che come tali fungevano da tramite con i loro connazionali clandestini privi di titolo di soggiorno in Italia, avevano messo su un sistema ben congegnato e collaudato che prevedeva la predisposizione (dietro il pagamento di somme variabili tra le 500 e le 1000 euro) di falsi contratti o lettere di assunzione, cedolini stipendiali, ecc., da far esibire dai predetti stranieri in sede di richiesta di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno presso le Questure e gli sportelli unici per l'immigrazione delle province di Padova, Venezia e Treviso.

Così facendo gli indagati inducevano in errore i pubblici ufficiali ottenendo l'avvio delle pratiche ed il rilascio di una pluralità di permessi di soggiorno in favore di numerosi soggetti che non ne avrebbero avuto diritto.

Troppi stranieri assunti da aziende sospette

Grazie alle indagini avviate a seguito di alcuni controlli incrociati effettuati dagli investigatori della Squadra Mobile d’intesa con i colleghi dell’Ufficio Immigrazione, sono state individuate le “false” posizioni lavorative di cittadini stranieri assunti da talune aziende sospette (troppe le dichiarazioni di assunzione per ciascuna di esse, e non in linea con le situazioni obiettivamente rilevate sul campo; oltre che essere le pratiche di soggiorno seguite tutte dal medesimo legale).

Imprecisato il numero di cittadini extracomunitari complessivamente favoriti nel tempo (come detto perlopiù asiatici, ma anche africani), tanto più che l’operatività dei due gruppi associativi può essere fatta risalire già al 2019 e poi proseguita sino al 2021.

Oltre ai soggetti “assunti” fittiziamente (almeno 50 le posizioni individuate e documentate in tal senso) – non solo come lavoratori dipendenti delle aziende fittizie, ma anche come falsi collaboratori domestici – gli indagati hanno favorito pure la permanenza illegale di alcune cittadine cinesi, questa volta però attraverso la celebrazione di falsi matrimoni.

Il matrimonio fasullo e poi la denuncia...

Ad una di queste è stato fatto contrarre matrimonio con un soggetto di nazionalità albanese estraneo alle indagini. Costui, ingannato e come tale indotto ad acconsentire a sposarsi con la giovane donna, non ha poi avuto modo di “consumare il matrimonio”, circostanza questa che lo ha spinto a presentare prima un esposto all’ordine degli avvocati e poi a denunciare il tutto alla Polizia.

Una delle due donne, anche lei attiva partecipe all’associazione a delinquere (quale persona di fiducia di uno degli avvocati), è indagata pure per ipotesi di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, avendo in tal senso approfittato ed agevolato la prostituzione di sue connazionali all’interno di appartamenti a lei riconducibili, apparentemente gestiti come centri massaggi (l’uno a Padova, in via delle Ceramiche, e l’altro a Codroipo, in provincia di Udine).

Era lei a reclutare le giovani ragazze (appena giunte in Italia) ed a fissare i vari appuntamenti con i clienti, talvolta incontrandoli di persona, percependo metà del prezzo pagato da questi ultimi. A fronte degli introiti legati alle regolarizzazioni ed all’attività di prostituzione l’indagata aveva programmato nel prossimo futuro non solo alcuni investimenti finanziari, ma anche l’apertura di tre nuovi centri massaggi (a Bari, Roma ed in Sicilia).

Nel febbraio dell’anno scorso, nel corso dell’attività di indagine, furono delegate dalla Procura della Repubblica alcune perquisizioni domiciliari nei confronti degli indagati, fra i quali appunto anche la citata donna. Nell’abitazione di costei i poliziotti rinvennero e sequestrarono diversi passaporti e carte di identità di donne cinesi, oltre che certificati anagrafici di alcuni uomini italiani. Nella circostanza fu sequestrata pure la somma in contanti di 34.000 euro in banconote da 50, 100 e 200 euro. Nei confronti dei restanti indagati, fra i quali pure i due avvocati, venne sequestrato del materiale informatico e documentazione varia riconducibile alle diverse pratiche di regolarizzazione degli stranieri.

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