La storia

Festa del Papà 2021, Franco e la carica dei "sette sotto un tetto"

Franco Muraro, 50 anni, infermiere residente a Monselice, lavora come la moglie Rosa Lucia all'ospedale di Schiavonia. E' padre di 5 figli.

Festa del Papà 2021, Franco e la carica dei "sette sotto un tetto"
Cronaca Monselice, 18 Marzo 2021 ore 11:42

Franco, infermiere e padre di 5 figli: "La nostra vita da sette sotto un tetto".

Festa del Papà 2021, Franco e la carica dei "sette sotto un tetto"

“Ciao Franco, ti chiamo alle 9.00?”. “Facciamo alle 9 e 20, porto mia figlia a scuola”.

Franco Muraro, 50 anni, residente a Monselice, è un uomo con molti impegni: fa l’infermiere strumentista in sala operatoria all’Ospedale di Schiavonia ed è padre di cinque figli. La sua vita è un continuo e sottile bilanciamento tra i turni di lavoro in ospedale e le tante esigenze di una famiglia da sette sotto un tetto.

“La primogenita Selene – racconta – ha 23 anni e studia odontoiatria, con lei condivido molto della mia esperienza in ambito sanitario. Samuele, 22 anni, è iscritto a ingegneria meccanica, ha il pallino della birra fatta in casa che gli do una mano a produrre. Matteo, 16, frequenta l’istituto tecnico informatico, è bravissimo, col mio aiuto sta imparando a guidare la moto, ho sempre voluto che tutti e cinque i figli fossero autonomi. Francesco, 12, è patito di matematica e scienze, gli ho insegnato io il teorema di Pitagora e i calcoli con le potenze. Il sabato sera è invece tutto dedicato a Beatrice, 13 anni, con sindrome di Down: dopo cena ci sediamo assieme sul divano a guardare i film della Marvel con bibite e popcorn. Per lei che sta continuando ad andare a scuola nonostante le restrizioni è il momento più speciale della settimana. Lo è anche per tutti noi”.

La storia

Era il 10 marzo di venticinque anni fa quando, sul treno che li riporta entrambi a casa da un concorso per infermieri, Franco conosce Rosa Lucia, oggi anche lei in servizio all’Ospedale di Schiavonia, al reparto di Oculistica.

“Eravamo così giovani – commenta Franco – la prima gravidanza è stata una sorpresa. Due ragazzi che si sono scelti, sposati, sempre voluti bene, al punto da decidere di avere un secondo figlio: in quattro ci sentivamo come la famiglia del Mulino Bianco. Il progetto di avere altri bambini è maturato solo un po’ alla volta, quando ormai eravamo fuori dalla routine di pannolini e biberon. Il terzo figlio era così buono e bello che ci è venuta voglia di farne un quarto, Beatrice. La sua sindrome di Down proprio non ce l’aspettavamo. Con lei ogni giorno è una sfida, ma crescerla in una famiglia numerosa è anche un’opportunità, la sua presenza ci migliora tutti. Il quinto figlio lo consideriamo una rivincita sulla vita: siamo andati in camper fino ad Assisi per chiedere la benedizione. Il travaglio ha avuto delle complicanze, durante il parto mia moglie stringeva in mano un’immagine di San Domenico Savio, ma alla fine è nato un bambino meraviglioso e super intelligente. L’abbiamo chiamato Francesco Domenico”.

Il Covid vissuto a contatto diretto coi pazienti

Nel tempo Franco e Rosa Lucia hanno comprato e restaurato una casa più spaziosa, cambiato macchina, preso un tavolo più comodo.

“Quando ci sediamo per la cena la Tv è spenta, così tutti possono raccontare la loro. Ci piace molto, la famiglia cresce e si autosostiene come una piccola società”.

L’anno scorso, in pieno lockdown, Franco è stato spostato in rianimazione, a contatto con i pazienti Covid-positivi:

“All’inizio c’era tanta paura di contagiarsi, prima di tornare a casa facevo una doccia bollente, era la famiglia a darmi la forza di andare avanti. Malgrado le precauzioni, con la seconda ondata mi sono positivizzato. Ricordo i giorni di isolamento in camera, i figli che mi passavano il cibo alla porta. Porto ancora addosso gli effetti del ‘long-Covid’, ma sono felicemente tornato in sala operatoria. Quando sono arrivati i primi vaccini per gli operatori sanitari, ho dato subito la mia adesione. Mi sono vaccinato al ‘V-Day’ di fine dicembre, credo che la vaccinazione sia una responsabilità civile. È l’unico strumento che possa davvero metterci in salvo, creare panico non serve a niente. Se hai paura non reagisci e non vai avanti né indietro. Lasci solo ulteriore spazio per diffondersi alla malattia”.

Come ogni altro giorno della settimana, Franco trascorrerà la giornata di domani, Festa del Papà, tra il lavoro all’ospedale e la sua vita in famiglia.

“Essere padri è un dono grandissimo – dice emozionato – siamo la roccia su cui la famiglia può crescere e sostenersi, come una pianta rampicante. L’anno scorso è mancato mio papà, Fernando, era un uomo molto forte e molto in gamba. Lo sento sempre presente e vicino a me, e così cerco di essere anche io con i miei cinque figli. Ripeto spesso che genitori non si nasce, io lo sono diventato imparando ogni giorno un po’ di più. Con mia moglie abbiamo cresciuto una famiglia numerosa, ma siamo cresciuti tanto anche noi. Per quanto si provi a pianificare tutto, la vita rimane comunque imprevedibile. L’importante è non avere riserve, devi sempre dare tutto quello che puoi. Se esiste un segreto, credo che sia proprio questo”.