A Vigonza

Femminicidio Giada Zanola: stordita con ansiolitici prima di essere gettata dal cavalcavia

Sono emerse dall'esame autoptico tracce di psicofarmaci non prescritti da un medico sul corpo della giovane gettata dal cavalcavia dall'ex fidanzato Andrea Favero lo scorso 30 maggio 2024

Femminicidio Giada Zanola: stordita con ansiolitici prima di essere gettata dal cavalcavia
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Arrivano i primi riscontri dell'autopsia effettuata sul corpo di Giada Zanola: la 33enne lanciata e uccisa dall'ex fidanzato Andrea Favero nella notte tra il 29 e il 30 maggio scorsi dal cavalcavia di Vigonza.

Giada Zanola

L'esame autoptico ha rilevato nel sangue della giovane tracce di psicofarmaci, che risultano non prescritti da alcun dottore: adesso, starà al medico legale stabilire se il quantitativo sia stato assorbito in dose massicce in maniera forzata.

Questo aggraverebbe la posizione di Favero, estremamente geloso e possessivo nei confronti della 33enne tanto da indurla ad annullare le imminenti nozze.

Femminicidio Zanola: aveva assunto ansiolitici prima di essere uccisa

Benzodiazepine che provocano sonnolenza e stordimento, assunte nelle ore che hanno preceduto il decesso.

Dall'autopsia sul corpo di Giada Zanola sono arrivati ieri, mercoledì 26 giugno 2024,i primi riscontri che rafforzano l'ipotesi degli inquirenti convinti che la vittima fosse stata stordita prima di essere gettata dal cavalcavia di Vigonza lo scorso 30 maggio dall'ex fidanzato Andrea Favero.

Il pubblico ministero della procura di Padova Giorgio Falcone ha già in mano i primi accertamenti eseguiti dal medico legale, che deve ancora stabilire se e il quantitativo di piscofarmaci sia stato assorbito per uso terapeutico o in dosi massicce. Non risultano, comunque, prescrizioni da parte del medico.

Si aggrava la posizione di Andrea Favero

Rischia, dunque, di aggravarsi la posizione di Andrea Favero, accusato di omicidio. L'ipotesi di stordimento verrebbe confermato anche da alcuni messaggi in cui la ragazza raccontava a un'amica il timore che il 39enne le somministrasse qualcosa a sua insaputa.

Andrea Favero

Secondo gli inquirenti, Favero avrebbe infatti stordito la compagna in casa, per poi caricarla in auto e lanciarla dal cavalcavia mentre si trovava in uno stato di incoscienza indotta.

Prima di farla cadere nel vuoto, l'avrebbe posizionata sul gradone alto 80 centimetri da terra che scorre lungo il parapetto del viadotto.

La ricostruzione di quella notte

Durante gli interrogatori, Favero avrebbe detto agli investigatori di essersi svegliato, quel 29 giugno 2024, verso le 7.30 e di essersi accorto che Giada non fosse in casa. Da lì, ha poi affermato di averle mandato un messaggio, in cui le aveva scritto:

"Sei andata al lavoro? Non ci hai nemmeno salutato!!".

Messaggio che chiaramente è stato sottoposto agli investigatori. Su questo, si ipotizza la messa in scena del suicidio, date anche le prove rinvenute tramite le telecamere di videosorveglianza che avevano notato intorno alle 3.30 un'auto in sosta sul cavalcavia proprio dove Giada era stata uccisa. Pochi minuti dopo, lo stesso veicolo era stato visto ripartire, per poi ricomparire a casa della vittima.

Favero avrebbe spinto la 33enne dal cavalcavia afferrandola per le ginocchia mentre era ancora viva. Era stato proprio lui a dichiararlo quando era stato fermato giovedì 30 maggio 2024, ma senza la presenza di un avvocato.

Asserzioni, dunque, non utilizzabili ma che hanno orientato la decisione della Gip Laura Alcaro per disporre la sua custodia cautelare in carcere con l'accusa di omicidio volontario. 

Si cerca ancora il cellulare della vittima

Un altro elemento particolarmente misterioso in questa vicenda sta nel fatto che, al momento, il cellulare di Giada Zanola non sia stato ancora ritrovato.

Le investigazioni sulla morte di Giada Zanola hanno poi aperto anche una nuova pista. Gli inquirenti, infatti, si stanno focalizzando anche sull'ipotesi di un ricatto a luci rosse.

La 33enne avrebbe confidato a un'amica di essere preoccupata per ciò che Favero avrebbe potuto fare con alcuni video realizzati mentre erano in intimità. Il suo timore era quello che lui li potesse diffondere sulla Rete come forma di minaccia.

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