Cronaca
Parla l'avvocato

Coppia padovana in carcere a Zanzibar: "Tenuti in condizioni disumane, contro di loro nessuna prova"

Francesca Scalfari, residente nella bassa padovana, e il marito inglese Simon Woods sono in cella da due settimane per una diatriba commerciale con ex soci bassanesi per la gestione di un resort.

Coppia padovana in carcere a Zanzibar: "Tenuti in condizioni disumane, contro di loro nessuna prova"
Cronaca Padova, 20 Giugno 2022 ore 16:25

Da due settimane rinchiusi in carcere a Zanzibar, in condizioni disumane, per tredici capi d'accusa tra cui il riciclaggio. Per questo motivo una coppia, Francesca Scalfari, 45enne, da anni residente nella bassa padovana e il marito Simon Woods, di origine inglese, sono ora agli arresti nell'isola africana al largo della Tanzania dove vivono da vent'anni. Alla base del fermo una diatriba commerciale tra i coniugi e i due ex soci per la ristrutturazione e gestione di un resort sull'isola.

Coppia padovana in carcere a Zanzibar

Sono Francesca Scalfari, 45enne residente nella bassa padovana, e il marito inglese Simon Woods, la coppia che si trova in carcere a Zanzibar dallo scorso 6 giugno 2022. I due sarebbero stato incarcerati con l'accusa di riciclaggio di denaro, pena che non prevede la libertà su cauzione. Alla base del fermo ci sarebbe una diatriba commerciale tra la coppia padovana e gli ex soci bassanesi circa la gestione e ristrutturazione di un resort sull'isola al largo della Tanzania. Su Facebook, attualmente, è stata aperta una pagina da parte del fratello di Francesca a sostegno della coppia padovana. Qui si legge che Francesca e Simon sarebbero stati appunto "incastrati" dagli ex soci, una coppia di vicentini per questioni relative alla distribuzione degli utili e alle quote societarie.

Il bandolo della matassa

I due ex soci in questione sono Giovanni Viale, originario di Brendola e bassanese d’adozione, e la moglie Isabella Ferro, bassanese, impegnati nella cooperazione internazionale e con una società di riforestazione in Tanzania.

I due avrebbero conosciuto Francesca e Simon tempo fa e saputo del loro sogno di trasformare la casa in un resort e si erano così proposti di finanziare il progetto, diventando soci dello Sharazad boutique hotel.

L'avvocato: "L'accusa non ha fornito prove contro di loro"

La carcerazione di Francesca e Simon riguarda il trasferimento delle quote dei Viale alla coppia padovana e tutte le attività consequenziali, vicende che si riferiscono al periodo tra il 2017 e il 2019. Si tratta di transazioni e pagamenti fatti su disposizione del tribunale del posto, quindi operazioni lecite.

"Ai miei assistiti - afferma al TgR Veneto, l'avvocato Manuela Castegnaro - è stato dato il diritto di acquistare le quote di proprietà dei Viale e dei Ferro. La somma stabilita dal tribunale è di 600mila dollari, cifra che è stata messa prontamente a disposizione dei Viale e dei Ferro su un conto vincolato presso una banca di Zanzibar. I signori Viale e Ferro non hanno mai ritirato questa somma".

Sempre a detta del legale, c’erano stati dei tentativi di arrivare ad un accordo, per una cifra doppia, di 1,2 milioni di dollari, ma le condizioni poste dalla controparte, come il pagamento sul conto corrente di un avvocato del posto non ha portato a concludere l’operazione.

A prescindere dal fatto che i bassanesi non abbiano incassato i 600mila dollari per quanto messi a disposizione, dichiara la legale Castegnaro, il tribunale ha trasferito le quote in automatico a Francesca e Simon che risultano proprietari, ciascuno con il 50% dello Sharazad.

Incarcerati in condizioni precarie

Familiari ed amici denunciano le condizioni di detenzione che dicono violano i principali diritti umani, tanto che ai coniugi non verrebbe neanche dato cibo.

"L'appello che stiamo lanciando in questo momento - prosegue l'avvocato Manuela Castegnaro - è di far sì che i miei assistiti vengano loro garantiti i diritti primari, le condizioni igieniche in cui versano sono molto preoccupanti. Sappiamo che hanno chiesto l'aiuto e la presenza di un medico e stiamo portando loro cibo in carcere. Nell'udienza preliminare in programma martedì prossimo a Stone City, chiederemo che vengano scarcerati in quanto l'accusa non ha portato alcuna prova a fondamento della loro tesi. Non vi sono documenti provatori contro di loro. E' evidente che sono stati incastrati dai loro ex soci bassanesi".

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