Indignazione

Amazon, sciopero dei driver: "Non siamo un algoritmo, vogliamo i nostri diritti"

E' già successo che nel ritmo frenetico delle consegne questi lavoratori si siano trovati coinvolti in incidenti, talvolta mortali.

Amazon, sciopero dei driver: "Non siamo un algoritmo, vogliamo i nostri diritti"
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Circa 400 lavoratori in appalto che lavorano al magazzino Amazon di Vigonza, cresce il malcontento e non è mancato lo sciopo per l'intero turno di consegne.

Amazon, sciopero dei driver

Filt Cgil era vicino ai lavoratori del magazzino di Amazon a Vigonza nella giornata di ieri, lunedì 15 febbraio 2020. Dalle 06.30 del mattino si è svolto lo sciopero per l'intero turno di consegne degli addetti alla distribuzione. Filt Cgil Padova ha spiegato:

"Circa 400 lavoratori in appalto che lavorano per il magazzino di Amazon di Vigonza. Ritmi di lavoro insostenibili, stipendi ridotti all'osso, scarse condizioni di sicurezza sul fronte Covid tra i motivi dello sciopero divenuto l'unica arma possibile per indurre Amazon, dopo un anno, a sedersi ad un tavolo regionale per trattare condizioni di lavoro più umane”.

I motivi

Dopo una trattativa iniziata circa un anno fa e due incontri risoltisi con un nulla di fatto, la Filt Cgil di Padova, su richiesta dei lavoratori iscritti che effettuano le consegne del magazzino di Amazon di Vigonza, ha deciso di proclamare lo sciopero. I lavoratori si sono riuniti in un presidio, davanti alla sede di Amazon di via Spagna 25 di Vigonza (nella zona artigianale di Peraga). Il segretario generale della Filt Cgil di Padova, Massimo Cognolatto e il segretario regionale della Filt Cgil Veneto, Romeo Barutta hanno spiegato:

“I motivi dello sciopero sono molteplici e riguardano gli addetti alla distribuzione dei prodotti di Amazon, circa 400 lavoratrici e lavoratori di cinque società esterne che lavorano in appalto per Amazon e che aderiscono all'Associazione Datoriale ASSOESPRESSI. Si tratta proprio di quelle lavoratrici e lavoratori che guidano i furgoncini bianchi e che fanno materialmente le consegne a domicilio. Lo hanno fatto anche nel periodo di lockdown, durante il quale, ricordiamo, non si sono mai letteralmente fermati”.

I due sindacalisti della Filt Cgilproseguono:

“Come già detto i motivi sono diversi ma sono tutti riconducibili alle insostenibili condizioni di lavoro in cui operano questi dipendenti che per miseri stipendi (che chiedono, giustamente, di aumentare) sono sottoposti a ritmi di lavoro intollerabili e sono costretti a rispettare tabelle di marcia che mettono costantemente a rischio la loro, e altrui, incolumità. E' già successo che nel ritmo frenetico delle consegne questi lavoratori si siano trovati coinvolti in incidenti, talvolta mortali. Senza considerare che gli eventuali danni ai mezzi sono tutti a loro carico, che devono assicurare una disponibilità di 7 giorni su 7 e che, anche sul fronte delle misure contro la pandemia, lamentano scarsa attenzione e protezione, per esempio per quel che riguarda la sanificazione dei mezzi”.

Serve un tavolo regionale

Concludono Cognolatto e Barutta:

“Davanti a tutto questo  l'atteggiamento di Amazon e di ASSOESPRESSI nei confronti delle problematiche sollevate da questi lavoratori si è rivelato deludente, per non dire irritante. Quando abbiamo chiesto di avviare una trattativa su queste questioni ci hanno risposto positivamente ma rilanciando e chiedendo un tavolo regionale che affrontasse i problemi dei lavoratori di tutti i magazzini che operano in Veneto. Credendo nella loro buona fede abbiamo accettato e ci siamo attivati a livello regionale salvo poi venire avvisati che si rimangiavano tutto e che la trattativa, adesso, la vogliono a livello nazionale. Nel frattempo, dopo un anno, i problemi dei lavoratori del magazzino di Vigonza sono solo aumentati senza ricevere nessuna risposta. Ecco perché scioperano. E se Amazon e ASSOESPRESSI continueranno a fare “melina”, lo promettiamo, questo sarà solo il primo passo”.

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