Esperienza unica

Un ponteggio speciale permetterà ai visitatori di "guardare negli occhi" il Gattamelata

Il pubblico potrà provare l'emozione finora riservata agli addetti ai lavori

Un ponteggio speciale permetterà ai visitatori di "guardare negli occhi" il Gattamelata
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Anche Vittorio Sgarbi ha visitato il cantiere e conferma:" Sto dalla parte del Gattamelata, e cioè tenerlo all’aperto finché sia possibile"

Un ponteggio speciale permetterà ai visitatori di "guardare negli occhi" il Gattamelata

"Io combatto con il Gattamelata. Deve stare all’aperto- ha postato sui social Vittorio Sgarbi, Storico, critico d'arte, scrittore.
Sottosegretario di Stato alla Cultura- Possibile un ricovero nel museo Boito, ma solo se le indagini diagnostiche dovessero ravvisare gravi danni.
Leggo interpretazioni ambigue. Sto dalla parte del Gattamelata, e cioè per tenerlo all’aperto finché sia possibile per le sue condizioni di conservazione. Se le indagini diagnostiche dovessero accertare una condizione di grave degrado e pericolo dell’opera, solo allora sarà bene trasportarlo negli spazi del Museo Boito per gli interventi più impegnativi, dopo i quali, comunque, dovrà ritornare all’esterno. Siccome sulla base dei dati che abbiamo oggi non viene indicato un pericolo imminente, è giusto tenerlo all’aperto."

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Un ponteggio speciale per una visita "vis a vis"

La notizia è per tutti quei cittadini, turisti e appassionati d’arte che vogliono vivere la straordinaria e irripetibile opportunità di “guardare il Gattamelata negli occhi”, un emozionante "vis a vis" con un simbolo della nostra storia che oggi è possibile non solo per gli addetti ai lavori. Infatti un ponteggio speciale, usato nell'attuale fase diagnostica agevolerà la percezione esterna e la diretta accessibilità del pubblico al cantiere.  (Per info e prenotazione delle visite guidate al cantiere di restaurola ilsantodipadova.it)

Durante la conferenza stampa di mercoledì 26 luglio 2023 nella sede di Padova della Soprintendenza è stato comunicato alla cittadinanza e al paese questa rinnovata sinergia tra i diversi attori del processo di conservazione e valorizzazione di uno dei più significativi beni culturali della Nazione. Una collaborazione fattiva resa possibile dall’immediata disponibilità dei fondi necessari per integrare il percorso informativo e ridurne i tempi al fine di determinare le più opportune condizioni di conservazione e fruizione del bene culturale.

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Dopo le verifiche si passa alla complessa fase diagnostica che precederà il restauro

Dopo sei mesi di rilievi e analisi non invasive, condotte per conto della Delegazione e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza da AR Arte e Restauro di Padova e da Nicola Salvioli di Firenze, era necessario programmare l’ulteriore, complessa fase diagnostica per giungere all’elaborazione di un progetto di restauro in grado di contrastare il pesante degrado evidenziato in fase di rilievo e mappatura. Considerata questa urgenza e la gravità della situazione conservativa evidenziata dalle prime analisi, la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e la Direzione Generale Bilancio del Ministero della Cultura, d’intesa con il Sottosegretario Vittorio Sgarbi, hanno deliberato l’assegnazione di un finanziamento straordinario alla Soprintendenza di Padova per completare il ciclo diagnostico e predisporre il progetto di restauro. D’intesa con la Delegazione Pontificia e con il Comune di Padova, la Soprintendenza ha scelto di incaricare il Centro Interdipartimentale per i Beni Culturali dell’Università di Padova del coordinamento delle ulteriori indagini diagnostiche (ben 30 diverse metodiche ad alta specializzazione) per disporre degli elementi utili all’affidamento del progetto esecutivo di restauro.

Il Gattamelata è uno dei simboli della città di Padova

Il monumento equestre del “Gattamelata” - il condottiero veneziano Stefano detto Erasmo da Narni - a Padova, opera di Donatello, è uno dei simboli identitari della città e del Rinascimento italiano. Completata nel 1453 è la prima grande statua bronzea dopo quelle della tarda età romana, assemblando ben 36 diversi elementi di fusione, corrispondenti ad altrettante parti del cavallo e del cavaliere.

Collocata sopra un basamento di blocchi di trachite a 7 m di altezza da terra, la statua è stata esposta alla pubblica vista per oltre mezzo millennio, superando pressoché indenne numerosi conflitti, tra cui gli ultimi mondiali, quando fu smontata e traferita altrove per motivi di sicurezza. Come per tutti i monumenti antichi, l’aggravarsi delle condizioni di conservazione, conseguente all’inquinamento atmosferico e alla lunga esposizione alle intemperie, ha reso necessario un intervento di verifica, avviato nei mesi scorsi dalla Delegazione Pontificia per la Basilica di Sant’Antonio di Padova, che è proprietaria del bene.

 

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