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Prato della Valle "maschilista"? La proposta: "Mettiamo la statua di una donna"

Acceso dibattito a Padova dopo la mozione presentata da due consiglieri comunali: "Dedichiamo una statua a Elena Cornaro".

Prato della Valle "maschilista"? La proposta: "Mettiamo la statua di una donna"
Attualità Padova, 04 Gennaio 2022 ore 08:07

La proposta di installare in Prato della Valle la prima statua dedicata a una donna sta creando una acceso dibattito a Padova.

Prato della Valle "maschilista"?

Solo statue maschili in Prato della Valle ed ecco che spunta una mozione in Consiglio comunale che vuole dare una svolta "rosa" al famoso "giardino dei padovani", una delle piazze più belle e riconosciute d'Italia (e non solo). Come? Installando la prima statua dedicata a una donna: nello specifico a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo (proprio all’Università di Padova).

La proposta, portata avanti dai consiglieri padovani Margherita Colonnello e Simone Pillitteri, ha da subito creato un intenso dibattito tra favorevoli e contrari (o sarebbe meglio dire, perplessi).

"Una statua di Elena Cornaro in Prato della Valle: è il momento - ha scritto in un post sui social la consigliera Colonnello - Il Prato è il giardino di tutte le persone padovane. Fu ideato nel 1775 da Memmo per bonificare la zona paludosa circostante il Prato e Santa Giustina. Il progetto prevedeva che il giardino fosse circondato da 88 statue di persone illustri, purché legate a Padova, defunte e non sante. Fino al 1839 furono realizzate 86 statue, di cui 8, raffiguranti dogi veneziani, sostituite con obelischi dai francesi. Si tratta di soli personaggi maschili che, da Antenore in poi, raccontano solo metà della storia della nostra città.

LEGGI IL TESTO DELLA MOZIONE:

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Ed ecco la genesi dell'iniziativa:

"Ma i tempi sono cambiati. Ora è il momento di dare spazio e voce all'altra metà della storia: quella delle donne. Così succede che Anna Piva abbia l'idea di collocare la statua di Elena Cornaro su uno dei due stalli vuoti. Questa idea viene accolta da Gianluca e poi da Simone Pillitteri, che mi invita a scrivere una mozione con lui per fare richiesta formale all'amministrazione. Succede che la proposta entra in perfetta risonanza con quella della Commissione Pari Opportunità Padova e suscita l'interesse di alcune accademiche nell'anno di elezione della prima Magnifica Rettrice della storia dell'Ateneo. Succede poi che altre consiglieri e consigliere, come Anna Barzon sottoscrivano il testo, nella convinzione che sì: si può fare.

Questa è la storia di una proposta che è ancora un sogno. Vogliamo che ci credano in tante e tanti, per fare di Padova una città delle donne e per rendere il nostro Prato un monumento vivo, che custodisce il passato ma rimane aperto, come auspicavano i suoi ideatori illuministi, al progresso e al futuro".

Queste le motivazioni dei proponenti, che ribadiscono come non si tratti della solita battaglia ideologica, ma di un doveroso "aggiornamento della storia". C'è però anche chi la vede diversamente e ritiene appunto che la proposta si inserisca in quel controverso filone legato alla cancel culture, che la storia non la vorrebbe solo "aggiornare" ma spesso riscrivere di punto in bianco alla luce di una diversa sensibilità moderna su svariate tematiche. Il dibattito resta aperto.

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