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Possibili spiegazioni

Padova, in terapia intensiva sette pazienti su dieci sono vaccinati

Il punto sui ricoveri all'Azienda ospedaliera di Padova, posti letto Covid triplicati nell'ultima settimana.

Padova, in terapia intensiva sette pazienti su dieci sono vaccinati
Attualità Padova, 22 Ottobre 2021 ore 17:14

Ricoveri triplicati all'Azienda ospedaliera di Padova nell'ultima settimana. Ma spicca il dato delle terapie intensive: 7 pazienti su 10 sono vaccinati.

Padova, in terapia intensiva sette pazienti su dieci sono vaccinati

Torna a crescere il numero di posti letto occupati per Covid all'Azienda Ospedaliera di Padova, ma il dato che più colpisce - nel tradizionale punto stampa del direttore generale, Giuseppe Dal Ben - è che 7 pazienti su 10 in terapia intensiva sono vaccinati.

Nell'ultima settimana, in particolare, ci sono stati 21 ricoveri totali: il triplo rispetto a quella precedente. Un piccolo campanello di allarme che ricomincia a suonare. Sono 38 i posti letto Covid occupati all'Azienda ospedaliera padovana, di cui 18 in area medica, 8 in Geriatria, due in terapia subintensiva e 10 in terapia intensiva (di cui, come detto, 7 vaccinati).

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Si alza l'età media dei pazienti

Tra questi si riscontra un innalzamento dell'età media dei pazienti presi in carico, che arriva a 72,2 anni. Un dato anagrafico che può spiegare in parte, con l'inevitabile presenza di patologie pregresse, il numero di vaccinati finito in area critica.

Un'altra spiegazione, come sottolineato dalla dottoressa Annamaria Cattelan, direttore del reparto di Malattie infettive e tropicali, potrebbe risiedere nell'intervallo medio di tempo  trascorso tra l'ultima dose ricevuta e la positività al Covid: 163 giorni, ovvero cinque mesi e mezzo.

Di qui l'importanza, ha ribadito la dottoressa, di fare la terza dose una volta trascorsi 6 mesi dal primo ciclo vaccinale per persone anziane e/o affette da problemi di salute. Un modo efficace per contrastare il calo anticorpale.

Il report dell'Istituto Superiore di Sanità

Del resto che il Covid sia letale soprattutto in "accoppiata" con altre patologie lo sappiamo quasi dall'inizio della pandemia. Per mesi ci ha infatti accompagnato la litania "morti con Covid o di Covid?". Ora - grazie all'ultimo report dell'Istituto superiore di Sanità - possiamo anche trovare il conforto dei numeri, fondamentali per capirci di più soprattutto in situazioni come questa.

Il primo punto su cui si sofferma il report è l'età, per la quale sono presi in esame i 130.468 pazienti deceduti e positivi al Covid dall'inizio della sorveglianza sino al 5 ottobre 2021. L'età media è di 82 anni, e il 43,5% dei deceduti sono donne. Solo l'1,2% ha meno di 50 anni, e di questi solo 399 erano under 40. L'età media dei deceduti è nettamente più alta di quella dei contagiati, che si attesta a 45 anni.

Più ridotto nei numeri -  ma comunque indicativo - il dato sulle patologie pregresse. Il dato è stato ottenuto con un campione decisamente inferiore (7.910 deceduti), per il quale è stato possibile analizzare le cartelle cliniche inviate all'Iss dagli stessi ospedali.

Il numero medio di patologie osservate nel campione di popolazione preso in esame è di 3,7. Su 7.910 deceduti, solo 230 (2,9%) non presentavano patologie pregresse. L'11,4% ne aveva già una, il 18% due, il 67,7% tre o più.

Ma quindi, per contro - si potrebbe frettolosamente concludere - dei 13mila e rotti morti registrati sinora in Italia, il 97% in realtà non sarebbe morto di Covid???

Eh no... Sappiamo ormai benissimo che il Covid risulta letale soprattutto con più patologie pregresse, ma il punto è che senza il Covid, quelle patologie semplicemente non sarebbero altrimenti risultate letali.

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Il confronto vaccinati-non vaccinati

Il report analizza anche il rapporto tra i vaccinati e i non vaccinati, ovviamente nel periodo più recente, dall'1 febbraio 2021, data scelta in quanto coincide con la quinta settimana necessaria al completamento del ciclo vaccinale a partire dall'inizio della campagna, avviata il 27 dicembre 2020. In questo periodo i decessi sono stati 38.096, di cui 1.440 con ciclo vaccinale completo (3,7%). Sono invece 2.130 i morti tra i "vaccinati con ciclo precoce" (definizione con cui si intendono coloro che  hanno contratto il virus prima di completare il ciclo di vaccinazione o in un periodo in cui l'infezione non aveva ancora stimolato una risposta immunitaria specifica tale da ridurne la suscettibilità. Ben più alto (33.620) il dato sui non vaccinati.

Rispetto ai deceduti non vaccinati,  quelli con ciclo completo avevano un’età media notevolmente superiore (85,5 contro 78,3). Il numero medio di patologie osservate è significativamente più alto nel gruppo di vaccinati  (5 contro  3,9 patologie preesistenti) e  in particolare la presenza di cardiopatie (cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco), di demenza e di cancro si è dimostrata più alta in questo campione; il contrario accade per l’obesità. Inoltre, nella popolazione di vaccinati a ciclo completo il decesso avviene più frequentemente come conseguenza di complicanze extrarespiratorie (danno miocardico acuto) e meno frequentemente per insufficienza  respiratoria. Un dato che vale anche nel confronto con i vaccinati con contagio precoce.