Gino Cecchettin ha presentato ufficialmente al Parlamento Europeo di Bruxelles la Fondazione nata in memoria della figlia Giulia, trasformando la tragedia personale in una proposta politica concreta.
Davanti alle istituzioni comunitarie, il padre ha delineato una strategia di contrasto alla violenza di genere che non ammette più rinvii: abbiamo bisogno di un cambiamento culturale profondo, e questa cosa deve partire dai banchi di scuola, per sradicare il seme della prevaricazione.
Perché serve l’educazione affettiva dalla primaria
Il fulcro della proposta presentata da Cecchettin riguarda la prevenzione precoce. L’obiettivo è colmare una lacuna del sistema italiano introducendo almeno un’ora di educazione affettiva a settimana.
“Mancano dei programmi che siano di ruolo, avremmo bisogno che fosse introdotta almeno un’ora di eduaczione affettiva nelle scuole”
Questo percorso non deve iniziare nelle scuole superiori, ma già nella scuola primaria. L’idea è semplice ma cruciale: insegnare ai fanciulli a riconoscere, gestire e rispettare le proprie emozioni e quelle degli altri, prima che i modelli comportamentali negativi si cristallizzino.
“Con la Fondazione ci siamo occupati fin da subito di temi relativi all’educazione perché lavorare sull’educazione significa prevenire. Lavorare sulle leggi è si importante, ma quando si parla di pene il reato è già avvenuto”
Moretti (PD): “Rispetto e consenso si insegnano da piccoli”
Ad accompagnare il messaggio della Fondazione è l’eurodeputata Alessandra Moretti, organizzatrice dell’evento a Bruxelles. La parlamentare ha ribadito l’urgenza di intervenire sui modelli educativi per contrastare la violenza di genere:
“Il no è un no: rispetto, consenso e autodeterminazione si insegnano da piccoli”
Ha dichiarato la rappresentante dem. Secondo l’organizzatrice, è fondamentale che le istituzioni europee supportino percorsi che educhino i minori al valore dell’autonomia e della libertà altrui.
Dalla teoria ai fatti: la richiesta di misure concrete
Il fondatore della Onlus ha chiarito che la sola “sensibilizzazione”, intesa come eventi sporadici o giornate commemorative, non è più sufficiente per arginare i casi di cronaca.
“Con le direttive europee possiamo arrivare in ogni Stato e cercare di dare una risposta europea alla questione visto che è un problema che interessa comunque tutti gli Stati Europei da nord a sud e da est ad ovest”
Ha ribadito con fermezza.
La Fondazione si pone quindi come uno stimolo per il legislatore, affinché le buone intenzioni diventino leggi e programmi scolastici obbligatori su tutto il territorio nazionale.
L’intervento si è concluso con una riflessione sul divario tra istituzioni e nuove generazioni. Secondo l’attivista, i ragazzi e gli adolescenti avvertono l’urgenza di questo cambiamento e sono pronti a recepirlo, ma mancano le guide adeguate.
“I giovani chiedono risposte e vanno ascoltati”
Ha dichiarato, sottolineando che la Fondazione lavorerà per dare voce a queste istanze. Il fine ultimo è garantire che nessun minore debba più subire o esercitare violenza per mancanza di strumenti educativi.