La campagna per il referendum sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, si accende a Padova, dove il Partito Democratico organizza volantinaggi e banchetti informativi per spiegare le ragioni del “No”.
Secondo il PD, la riforma proposta non migliorerebbe l’efficienza della giustizia, ma rischierebbe di indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura e l’indipendenza dei giudici.

La preoccupazione principale è che, modificando la composizione e le modalità di nomina dei membri del CSM, si creerebbero squilibri che potrebbero favorire il potere politico a scapito dell’autonomia della magistratura.
Il controllo sui giudici diventerebbe più diretto, riducendo la capacità dei magistrati di operare senza pressioni esterne, e mettendo a rischio il principio costituzionale secondo cui la giustizia deve essere imparziale e indipendente da interessi politici.
Banchetti e piazze, la mobilitazione del PD
Durante la giornata di domenica 8 febbraio 2026, il Palacongressi della Fiera di Padova ha ospitato oltre 500 persone per l’intervento di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico.

In sala, i cartelli con la scritta “Vota No per difendere la Costituzione” hanno accompagnato il suo intervento, in cui ha ribadito come la riforma non affronti i problemi reali della giustizia.
“Siamo qui per difendere la Costituzione e l’indipendenza della magistratura. Il vero obiettivo di questa riforma è mettere sotto controllo i giudici”,
Ha dichiarato la Schlein.

La giornata è iniziata con volantinaggi e banchetti informativi in città e continuerà con incontri porta a porta per coinvolgere la cittadinanza e convincere chi è indeciso.
Le motivazioni del No
Il PD solleva il fatto che la riforma non affronta i veri problemi della giustizia:
- non accelera i processi;
- non migliora il funzionamento dei tribunali;
- non risolve la situazione delle carceri, che registrano un sovraffollamento del 138,5%.
Schlein ha sottolineato anche la condizione dei 12mila precari della giustizia, che rischiano di rimanere senza lavoro a giugno.

Altri esponenti del PD hanno ribadito i rischi della riforma: Alessandro Zan ha parlato di un avvicinamento pericoloso all’Ungheria di Orban, mentre il magistrato Giorgio Falcone ha richiamato l’importanza di una magistratura autonoma per tutelare i diritti più fragili. Il segretario regionale Andrea Martella ha evidenziato come la riforma sia stata imposta senza un vero confronto e l’europarlamentare ha parlato di democrazia e libertà come posta in gioco.
Schlein ha inoltre collegato il referendum alle mosse politiche del governo:
“Quando la Corte dei Conti ha bloccato quel progetto sbagliato e dannoso del ponte sullo Stretto di Messina, su cui hanno concentrato 13 miliardi di euro togliendoli ad altre infrastrutture fondamentali in questo paese, Giorgia Meloni è uscita con una nota per dire ‘adesso facciamo il referendum costituzionale cosi vi facciamo vedere chi comanda’.
Questo governo pensa che prendere un voto in piu alle elezioni li lecittimi a non essere controllati”
La campagna per il No al referendum della giustizia si concentra quindi su due punti chiave: l’inefficacia della riforma nel risolvere i problemi concreti del sistema giudiziario e i rischi per l’indipendenza della magistratura.
Invitiamo i cittadini a informarsi e riflettere sull’impatto che il referendum potrebbe avere sul funzionamento della giustizia e sulla protezione dei diritti costituzionali.