Il dossier Mal’Aria registra dati positivi per Padova, tuttavia le concentrazioni attuali risulterebbero fuorilegge con i parametri Ue previsti tra quattro anni.
Padova rientra nei limiti Pm10 dopo vent’anni
Il 2025 segna un punto di svolta per la qualità dell’aria nel capoluogo euganeo. Secondo il report “Mal’Aria di città 2026” diffuso da Legambiente il 9 febbraio, Padova è rientrata nei limiti di legge per quanto riguarda i superamenti giornalieri di polveri sottili (PM10) per la prima volta da oltre vent’anni.
I dati rilevati dalle centraline Arpav confermano che la città, insieme a Treviso e Vicenza, non ha oltrepassato la soglia dei 35 giorni consentiti con una media superiore ai 50 microgrammi per metro cubo. Nonostante questo risultato, il quadro complessivo impone cautela: i valori restano distanti dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla nuova normativa europea che entrerà in vigore nel 2030.
L’analisi delle concentrazioni medie annuali evidenzia il divario tra la situazione attuale e gli standard futuri. A Padova la media annuale di PM10 si è attestata a 27 µg/mc; per rispettare i limiti del 2030 sarà necessaria una riduzione del 25%. Ancora più critica è la situazione relativa al PM2.5, che con una media di 20 µg/mc richiederà un abbattimento del 49% delle concentrazioni attuali. Anche il biossido di azoto (NO2), fermo a 25 µg/mc, dovrà scendere del 18% per rientrare nei parametri comunitari. Se le nuove direttive fossero già in vigore, la città risulterebbe fuorilegge.
Miglioramenti fragili e risorse insufficienti
Il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, ha definito i miglioramenti del 2025 “fragili e non sostenuti da scelte coerenti”. Zampetti ha espresso preoccupazione per la decisione del Governo di ridurre le risorse destinate al miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano a partire dal 2026.
“Lasciare soli i territori più complicati del Paese è una scelta miope, che espone l’Italia a nuove procedure d’infrazione e sanzioni”, ha affermato il direttore generale, citando la procedura avviata dalla Commissione europea nel febbraio 2026.
| Medie annuali 2025 (µg/mc) | |||
| PM10 | PM2.5 | NO2 | |
| 19 | 13 | 17 | |
| Padova | 27 | 20 | 25 |
| Rovigo | 27 | 21 | 20 |
| Treviso | 25 | 17 | 23 |
| Venezia | 26 | nc | 26 |
| Verona | 29 | 17 | 22 |
| Vicenza | 28 | 20 | 22 |
Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, ha sottolineato la necessità di un nuovo “Piano regionale Aria” che recepisca la Direttiva europea. Per il presidente regionale occorre insistere sulla mobilità, potenziando il trasporto pubblico locale, la rete ciclabile e la sharing-mobility.
| Riduzione delle concentrazioni necessaria per i limiti 2030 (%) | |||
| PM10 | PM2.5 | NO2 | |
| Belluno | – | -22 | – |
| Padova | -25 | -49 | -18 |
| Rovigo | -25 | -53 | – |
| Treviso | -19 | -39 | -14 |
| Venezia | -22 | – | -23 |
| Verona | -31 | -42 | -9 |
| Vicenza | -28 | -50 | -11 |
Lazzaro ha inoltre indicato come priorità l’intervento sul riscaldamento domestico:
“Va reso meno impattante tramite l’installazione di tecnologie più sostenibili, il cui acquisto andrebbe incentivato, come le caldaie a pompa di calore”.