Emergenza penitenziaria

Secondo suicidio al carcere di Padova in meno di 36 ore

Al Due Palazzi tensione alle stelle: associazioni e sindacati denunciano sovraffollamento, carenza di agenti e scelte gestionali che mettono a rischio il sistema

Secondo suicidio al carcere di Padova in meno di 36 ore

Due rose rosse appese al cancello d’ingresso del carcere Due Palazzi di Padova. Una per Giovanni Pietro Marinaro, 74 anni, che si è tolto la vita nella notte tra martedì e mercoledì. L’altra per un secondo detenuto, 36 anni, morto a meno di 36 ore di distanza: si è impiccato giovedì sera, intorno alle 20.30, nel bagno della propria cella.

La protesta delle associazioni e il nodo dei trasferimenti

A portare le rose e a riaccendere la protesta sono state le associazioni e le cooperative che da anni operano all’interno del carcere con progetti di reinserimento e supporto. Secondo il coordinamento del terzo settore, alcune scelte gestionali recenti avrebbero contribuito ad aggravare una situazione già fragile.

Nel mirino, in particolare, il trasferimento di 23 detenuti dalla sezione di Alta Sicurezza del Due Palazzi, una decisione che, secondo le associazioni, avrebbe innescato una catena di tensioni culminate nel primo suicidio. Da qui l’accusa più dura: ci sarebbe la volontà di smantellare il cosiddetto “sistema Padova”, costruito negli anni sull’integrazione tra istituto penitenziario e terzo settore.

Sindacati: “Un agente ogni cento detenuti”

La tragedia di giovedì sera non sarebbe direttamente collegata alla vicenda dei trasferimenti, essendo avvenuta in un’altra sezione. Ma per i sindacati della Polizia penitenziaria rappresenta comunque l’ennesimo campanello d’allarme.

A pesare, spiegano, sono soprattutto il sovraffollamento e la cronica carenza di personale.

“In quella circostanza c’era un agente ogni cento detenuti, quando dovrebbero essercene almeno tre. Metteranno sotto inchiesta l’agente, ma il problema è strutturale”.

Denuncia Giovanni Vona, segretario nazionale del Sappe.

Una situazione che, secondo i sindacati, riflette la scarsa attenzione della politica verso il sistema penitenziario, le condizioni di lavoro degli operatori e la tutela delle persone detenute.