in piazza dei signori

Maiale in vetrina: scoppia la polemica tra chi vuole la rimozione e chi difende le tradizioni

L'animale decorativo è del nuovo negozio "Mortadella... E non solo" e ha attirato l'attenzione di Salim El Mauoed, vice-Presidente della Comunità Islamica del Veneto

Maiale in vetrina: scoppia la polemica tra chi vuole la rimozione e chi difende le tradizioni

Negli ultimi giorni è scoppiata una polemica che riguarda il centro di Padova, in particolare il negozio “Mortadella… E Non Solo”. Di fatto, il maiale finto esposto in vetrina ha attirato l’attenzione di Salim El Mauoed, vice-Presidente della Comunità Islamica del Veneto.

Maiale in vetrina: scoppia la polemica

Il negozio, Mortadella… E Non Solo fa parte di una catena ed è stato inaugurato nella giornata di giovedì 22 gennaio 2026 e si trova in Piazza dei Signori. Sicuramente però non si aspettavano di finire al centro dell’attenzione nella prima settimana d’apertura.

Come riporta Il Mattino di Padova, il finto maiale sarebbe offensivo nei confronti della comunità islamica padovana, composta da circa 20mila persone. Infatti, secondo le credenze religiose l’animale è considerato impuro e perciò rischia di offendere i musulmani, almeno secondo quanto riferisce Salim El Mauoed.

Il vice-Presidente della Comunità Islamica vorrebbe che il maiale fosse rimosso, anche perché lo considera un ornamento di cattivo gusto, perciò si vorrebbe mettere in contatto con il Sindaco Sergio Giordani. Tuttavia, come hanno sottolineato Enrico Turrin, consigliere comunale di Forza Italia, e Lorenzo Innocenti, vice-segretario cittadino di FI, la polemica non aiuta il dialogo interreligioso.

Per di più, come evidenzia Innocenti, all’interno del locale lavorano dei musulmani a cui non dà alcun fastidio il maiale in vetrina né maneggiare i prodotti che derivano dall’animale effettivo, che però non mangiano. Di fatto, il vice-segretario ha sottolineato che, in un territorio come il Veneto, si è fieri delle proprie radici contadine e dei propri prodotti.

Giulio Bonet contro l’autocensura

La polemica è arrivata anche a Giulio Bonet, consigliere comunale di San Dona per Fratelli d’Italia, che in precedenza, come lui stesso sottolinea in un post su Facebook, era stato accusato di islamofia e di razzismo. Infatti, ha voluto scrivere:

“Capisce, Signor Sindaco, io non mi indigno per una fetta di mortadella né per una gonna sopra il ginocchio.

Non vedo il demonio in una ciocca di capelli. Quello che vedo, invece, è un continuo e stancante doppiopesismo.

Tartuferia mischiata a uno stucchevole moralismo selettivo. Un’intolleranza al contrario“.

Come spiega Bonet, questa sarebbe solo una scelta politica per accaparrarsi 20mila elettori, cioè la comunità islamica padovana. Come l’ha definita lui, questo episodio sarebbe da considerare autocensura. Di fatto, ha affermato:

“Rivendico allora, con buona pace di commentatori fricchettoni e di politici con pedigree da salotto televisivo, la mia intolleranza, se così piace chiamarla.

Ovvero il mio diritto a non tollerare chi non tollera me.

Il diritto a non accettare, a non farmi andar bene, a non stare zitto di fronte a chi, gridando allo scandalo, mina giorno dopo giorno ogni elemento del mio quotidiano e della cultura a cui appartengo. Una cultura che, pur avendo commesso innumerevoli e deplorevoli errori, oggi ne sta commettendo uno imperdonabile: l’autocensura“.

Ha poi continuato scrivendo:

“Rivendico il diritto di oppormi con la parola e con la riflessione a chi vorrebbe cancellare tutto ciò che lo turba, senza mai chiedersi se la propria quiete non arrechi a sua volta danno, o turbamento, a chi nasce, cresce, vive e s’augura di morire in questa cultura.

Un diritto, quello ad oppormi, che oggi sento come un dovere”.

Tuttavia, il Sindaco Giordani non si è ancora espresso al riguardo, né in favore della rimozione del maiale come auspica Salim El Mauoed, né in favore del negozio e di quelle persone che vorrebbero che il maiale rimanesse.