Strage silenziosa

Case di riposo come polveriere, un'emergenza nell'emergenza coronavirus

Dal Veneto alla Liguria, passando per Piemonte e soprattutto Lombardia, dove in un mese i 150 ospiti di una struttura privata, sono diventati quasi la metà.

Case di riposo come polveriere, un'emergenza nell'emergenza coronavirus
09 Aprile 2020 ore 11:55

Un’emergenza, nell’emergenza coronavirus. Parliamo delle case di riposo, investite dallo tsunami dell’epidemia, con risultati infausti per molti (troppi) ospiti, appartenenti alle categorie più fragili. E’ un fiorire di allarmi e di inchieste; situazioni differenti ma tutte unite da elementi ricorrenti. Morti più o meno improvvise e a grappolo, strutture isolate e comunicazioni da parte degli istituti giudicate dai parenti degli anziani lacunose se non, in alcuni casi specifici, criminose. Proviamo quindi ad unire tutti i tasselli sull’argomento, relativi ai casi emblematici nel Nord Italia.

L’esercito nel Padovano, paura nel Veronese

E’ il 29 marzo e nella casa di riposo di Merlara, nel Padovano, arriva l’Esercito con 5 infermieri e un ufficiale medico coordinatore. Quello di Merlara era stato il primo caso a salire alla ribalta delle cronache: i militari sono stati chiamati per  far fronte a una situazione d’emergenza estrema: oltre 80 persone, tra ospiti e personale della struttura, sono risultati positivi al Covid-19 e i morti sono 22. Ora si combatte per arginare non più i contagi, ma le perdite.

Anche nel Veronese c’è grande apprensione per gli ospiti della casa di riposo del Comune di Villa Bartolomea, dove aumentano i tamponi positivi e i decessi. Nella stessa provincia anche il presidente della Casa di riposo di Legnago, Mario Giovanni Verga, ha dato l’allarme. In seguito a diversi decessi si è attivata l’Unità di crisi.

Strage silenziosa nella Bergamasca: più di 500 decessi

I decessi, nelle ultime settimane in diverse Rsa bergamasche, sono stati numerosi. Una strage silenziosa, perché spesso i tamponi non sono mai stati fatti e, quindi, queste vittime non sono rientrate nel conteggio ufficiale dei decessi del Covid-19. A tentare di far luce è Paola Pedrini, segretario generale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lombardia, che nel pomeriggio di mercoledì 25 marzo ha dichiarato:

“La situazione nelle Rsa è veramente tragica. Solo nella provincia di Bergamo si sono verificati cinquecento decessi nelle ultime settimane, tutti correlabili alla Covid-19. Ci sono stati contagi perché non è stata fatta una chiusura precoce dei servizi e il virus si è diffuso, arrivando gente dall’esterno in visita agli anziani.”

Ed è sempre nella Bergamasca che, a metà marzo, si era levato il grido d’allarme dei sindacati dei pensionati lombardi dopo l’annuncio dell’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera di individuare anche le case di riposo per anziani come strutture utili ad allargare l’ospitalità di pazienti Covid-19 dimessi dalle strutture ospedaliere. Sulla delicata questione Gallera ha precisato come i pazienti siano stati mandati solo dove era possibile separare padiglioni e personale. Ma le strutture hanno replicato di avere pochissimo spazio e personale non attrezzato nè addestrato per questo tipo di pazienti. La polemica, sul tema, continua.

Un’altra alternativa d’emergenza è stata percorsa grazie alla collaborazione di un’equipe di russi giunta in rinforzo a Bergamo nella serata di giovedì 26 marzo. A Nembro e Alzano Lombardo – i due comuni più colpiti dal Coronavirus della Val Serianasono stati sanificati gli ambienti delle case di riposo per ospitare i pazienti Covid-19.

Nella Bassa attenzione ai massimi livelli

Tornando invece dove tutto è partito, la situazione non appare migliore sotto il fronte case di riposo, nonostante le pesanti misure di contenimento messe in atto nella Bassa. A Lodi l’amministrazione comunale ha chiesto di effettuare i tamponi a tappeto nelle RSA. Le denunce dei dirigenti si moltiplicano: mancanza di personale e di dispositivi di protezione. Anche nella Bassa, in molte strutture, la mortalità è aumentata nettamente.

C’è, però, un caso isolato che accende la speranza: quello di una casa di riposo di Cremona che ha preventivamente isolato i propri ospiti. Il risultato è stato che su 40 anziani, dopo 10 settimane di isolamento, i nonnini ci sono ancora tutti e 40. 

Il “caso Mediglia”

E poi c’è Mediglia, anzi il caso Mediglia, tristemente noto in tutta Italia, divenuto simbolo delle stragi nelle case di riposo. Nell’hinterland milanese si sta consumando una vera e propria tragedia presso la residenza per anziani Borromea diventata un focolaio per infezione da Covid-19. In un mese i 150 ospiti della struttura privata, sono diventati quasi la metà: i morti sono più di sessanta e continuano a crescere. I parenti delle vittime ospitate nella rsa si mobilitano, denunciando informazioni tardive e sanificazioni mai fatte.

Non si salva nemmeno il Lecchese

Il Lecchese, rispetto ad altre province lombarde, risulta fra le zone “meno preoccupanti” in termini di diffusione dei contagi. Eppure neppure qui gli anziani sono stati risparmiati. E’ stato infatti ritenuto anomalo il numero di decessi alla casa di riposo di Brivio, al punto da indurre il sindaco Federico Airoldi a chiedere l’intervento di Prefettura e Carabinieri. Il Nucleo Antisofisticazione di Brescia che avrebbe già dato il via ai controlli per far luce sulla vicenda.

Pd Lombardia: interrogazione parlamentare

A fronte di questi (e molti altri) casi, i parlamentari lombardi del Partito Democratico hanno presentato un‘interrogazione urgente alla Camera dei Deputati e al Senato per chiedere al Governo di fare chiarezza su quanto sta avvenendo nelle case di riposo della Lombardia e sulla tutela della salute degli anziani e degli operatori. Qui è possibile consultare l’atto ufficiale in versione integrale.

Evacuazioni e tamponi in Piemonte

Non viene risparmiato dal drammatico fenomeno neppure il Piemonte, motivo per il quale il presidente Cirio ha decretato nei giorni scorsi l’abbandono dei test sierologici a favore dei tamponi nelle RSA.

Emblematico il caso di un’intera casa di riposo evacuata, in provincia di Cuneo, dopo la morte di quattro ospiti affetti da Covid-19. L’allontanamento di 37 ospiti della ‘Don Bartolomeo Rossi’ di Villanova Mondovì è stata disposta dall’Unità di crisi regionale, molti anziani sono risultati positivi al tampone.

Ha scosso la regione anche il caso della casa di riposo di piazza Mazzini, a Vercelli, si parlava di un’ecatombe e la verità dei fatti lo conferma in toto. Nella giornata di martedì sono uscite le cifre del contagio nell’ipab cittadino: 41 decessi in 38 giorni, dal 1° marzo al 7 aprile, ma non si sa con certezza quanti siano stati causati dal Covid-19. Si tratta di anziani spesso pluripatologici (il che non facilita l’individuazione delle cause che hanno determinato la morte) e di età molto avanzata.

Ventimiglia sotto la lente

Un focolaio di Coronavirus è esploso a fine marzo anche all’interno della residenza sanitaria assistita San Secondo di Ventimiglia, in Liguria Almeno 10 degenti e una infermiera infetti. Si registra anche un decesso tra gli anziani ospiti. Da quanto si apprende, il totale delle persone infette a Ventimiglia e zone limitrofe, indirettamente legate con la casa di riposo, ammonterebbe a sedici. Si sta cercando di vederci chiaro anche nel caso delle dodici persone morte nel giro di due settimane in una residenza sanitaria di Mougins, sopra Cannes. Ancora oggi non è chiaro cosa sia successo e un’inchiesta sanitaria dovrà confermare questa causa.

Il lato umano della tecnologia

Dopo questo excursus da brividi, anche una buona notizia. Vi sono infatti altrettante case di riposo che sono riuscite non soltanto a tutelare i propri anziani, ma anche a metterli nella condizione di restare in contatto con i propri cari, grazie alla tecnologia. Fanno tenerezza e riempiono di speranza le immagini che arrivano dalle Residenze Sanitarie per Anziani (RSA) Anni Azzurri che hanno attivato un servizio di videochiamata che, grazie a tablet e Whatsapp, permette ai loro ospiti di parlare e vedere i propri cari anche a distanza. 

 

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