Operazione anti Mafia

La 'ndrangheta a Verona: 23 arresti, due sono dirigenti Amia

La 'locale' scaligera è riconducibile alla cosca degli Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.

04 Giugno 2020 ore 11:47

Associazione mafiosa, truffa, riciclaggio, estorsione, traffico di droga, corruzione, turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di beni e fatture false. Con queste accuse sono finite in carcere 17 persone e altre 6 sono finite ai domiciliari.

23 arresti fra Verona e Venezia

Il tutto grazie a un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Venezia che ha sgominato una ‘locale’ di ‘Ndrangheta a Verona, riconducibile alla cosca degli Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.

‘ndrangheta dalla calabria al Veneto

Le indagini sono state condotte tra il 2017 e il 2018 da un gruppo di lavoro composto dagli investigatori della prima divisione del Servizio Centrale Operativo (Sco) della Polizia e dai poliziotti delle squadre mobili di Verona e Venezia.

Coinvolti anche due dirigenti Amia

L’inchiesta, corroborata dal contributo di alcuni collaboratori di giustizia, ha fatto emergere gravi indizi di condotte criminali tipiche delle propaggini extra-regionali della ‘ndrangheta, ispirate alla commistione di metodologie corruttive-collusive ed estorsive, ed ha consentito di registrare anche indebiti rapporti tra alcuni appartenenti al sodalizio mafioso in questione e due dirigenti di Amia, la società municipalizzata veronese, operante nel settore della raccolta dei rifiuti urbani inoltre sarebbe indagato anche l’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Disposto il sequestro del patrimonio immobiliare

L’indagine ha consentito l’emersione di un’articolazione della locale scaligera, facente capo alla famiglia Giardino, di origine isolitana, che ha radicato, in modo autonomo, le proprie attività illecite nella provincia veneta, mantenendo stabili rapporti affaristici con le analoghe strutture mafiose, operanti in Emilia-Romagna e Lombardia. Nel medesimo contesto, è stato disposto il sequestro preventivo di un ingente patrimonio immobiliare, aziendale e finanziario, per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro, ritenuto provento delle attività illecite del sodalizio mafioso, frutto degli approfondimenti investigativi e patrimoniali svolti dalla Sezione specializzata del Servizio Centrale Operativo.

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