La conferma dal Governo

Dal 3 giugno via libera agli spostamenti fra tutte le regioni

Il ministro Speranza: "Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti".

Dal 3 giugno via libera agli spostamenti fra tutte le regioni
29 Maggio 2020 ore 23:01

E’ arrivata in serata, per voce dei ministri della Salute Roberto Speranza e degli affari regionali Francesco Boccia, la conferma che dal 3 giugno sarà possibile spostarsi da Regione a Regione. Tutte, senza esclusione alcuna: tirano un sospiro di sollievo in particolare Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, che temevano di restare “in panchina” per altri sette giorni.

Dal 3 giugno spostamenti fra le regioni

“Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti. Monitoreremo ancora nelle prossime ore l’andamento della curva”.

Lo ha dichiarato all’Ansa il ministro Roberto Speranza.

Insomma i dati del monitoraggio della cosiddetta Fase 2 tra il 18 e il 24 maggio rispecchierebbero un andamento epidemiologico sotto controllo, diversamente, se i parametri non fossero stati positivi (non solo il fattore Rt, in tutte le regioni sotto l’1, ma anche tutti gli altri indicatori di rischio), non sarebbe scattato l’atteso “liberi tutti” che consente a questo punto di passare anche dal Piemonte alla Lombardia, le due regioni più colpite e tuttora con statistiche da monitorare, e viceversa, ma anche fra La Pianura Padana e la Liguria o il Nord-Est.

Quando può scattare di nuovo il lockdown

Bisogna tener conto di tre tipologie di indicatori.

Prima tipologia: capacità di monitoraggio

La prima tipologia misura la capacità del sistema di sorvegliare l’andamento della pandemia.

Non c’è allerta e si può continuare con la Fase 2, se:

  1. Sono indicati in miglioramento almeno il 60% dei nuovi casi sintomatici (calcolati in relazione ai sintomatici censiti)
  2. Sono indicati in miglioramento almeno il 60% dei nuovi ricoverati in infettivologia o pneumologia.
  3. Sono indicati in miglioramento almeno il 60% dei nuovi ricoverati in terapia intensiva e rianimazione.
  4. Deve essere in miglioramento anche il 60% dei nuovi casi censiti per Comune di residenza sul totale dei casi censiti.
  5. Le regioni devono inoltre avere un miglioramento dei trend clinici nel 50% delle Rsa
  6. Se si riscontrano criticità nelle Rsa, non solo non si può superare la soglia del 30% di strutture in cui tali criticità si presentano ma per non “chiudere” tutto serve avere il trend in miglioramento.

Seconda tipologia: indicatori di processo

La seconda tipologia analizza la capacità di accertamento diagnostico da parte del sistema.

  1. Deve rimanere in diminuzione la percentuale dei tamponi positivi in rapporto ai tamponi complessivi.
  2. Altro paramento critico se passano più di 3 giorni di attesa media tra il manifestarsi dei sintomi e la diagnosi Covid/no-Covid.
  3. Le regioni devono avere numeri di personale adeguato per il contact-tracing.
  4. Le regioni devono avere numeri di personale adeguato per l’esecuzione di tamponi.
  5. Le regioni devono associare ai positivi un censimento idoneo dei contatti stretti.

Terza tipologia: indicatori di risultato

La terza tipologia considera l’andamento di due segni di buon contenimento che sono stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari.

Stabilità di trasmissione:

  1. Non si registra un aumento del numero di casi positivi riportati alla Protezione Civile.
  2. Il tasso di contagio R0 resta inferiore a 1.
  3. Non aumentano i casi settimanali registrati alla rete sentinella Covid.net né i casi giornalieri.
  4. Stabilità dei nuovi casi non associati a catene di infezione note (legato alla app Immuni)
  5. Gli accessi di pazienti con sintomi Covid non aumentano in più del 50% dei pronto soccorso.

Tenuta dei servizi sanitari:

  1. Deve essere occupato da pazienti Covid non più del 30% dei letti di terapia intensiva.
  2. Ddeve essere occupato da pazienti Covid non più del 40% dei letti in pneumologia od infettivologia.

Quando potrebbe scattare l’allarme?

La probabilità di un focolaio in una Regione è ritenuta bassa.

L’allarme è invece considerato più serio se viene accertato un aumento di trasmissione con Rt superiore a 1 (“R con t” è il parametro che indica l’indice di riproducibilità del virus in un dato momento in presenza di misure di contenimento), ma anche se vi sono segnali di sovraccarico dei servizi sanitari.

Il rischio è considerato ancor più grave se, oltre all’aumento dell’indice del contagio, si verificano nuovi focolai negli ultimi 7 giorni in Rsa, case di riposo, ospedali o altri luoghi con popolazioni vulnerabili.

Un focolaio si verifica quando si accertano due o più casi collegati tra loro o un aumento inatteso del numero di casi in un tempo ed in una località definiti. Quando parliamo invece di case di riposo, per non far scattare il lockdown almeno il 90% delle strutture residenziali deve essere Covid-free.

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